Alla fine del 2023 l'Italia contava circa 5.200 chilometri di piste ciclabili nei comuni capoluogo di provincia, con un incremento di oltre il 30% rispetto al 2018 secondo i dati ISTAT sulla mobilità urbana. Un numero che, confrontato con le reti di riferimento nordeuropee, mostra quanto il percorso da compiere sia ancora lungo: i Paesi Bassi dispongono di circa 35.000 km di infrastruttura ciclabile, mentre la Germania supera i 70.000 km a scala nazionale.
La situazione nelle grandi città
Milano è la città italiana con la rete ciclabile più estesa, attestata a oltre 320 km nel 2024. Il piano BiciMI prevede di raggiungere i 750 km entro il 2030, con una quota di investimento di circa 320 milioni di euro distribuiti su più tranche. La rete esistente copre principalmente le direttrici radiali tra i quartieri e il centro, ma presenta ancora discontinuità significative nelle zone periferiche.
Bologna si distingue per una delle reti più capillari rispetto alla popolazione: circa 180 km di piste, con un tasso di ciclabilità che nei quartieri centrali supera il 20% degli spostamenti quotidiani. Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) bolognese prevede l'estensione della rete fino a 500 km entro il 2030.
Torino dispone di circa 230 km di percorsi ciclabili, distribuiti in modo disomogeneo: le zone lungo il Po e il Parco Dora offrono tratti continui e ben mantenuti, mentre in buona parte della città le piste si interrompono senza connessioni alternative chiaramente segnalate.
Roma, nonostante le dimensioni, presenta una rete molto più limitata: circa 240 km ufficiali, ma con percentuali di utilizzo effettivo molto basse e numerosi tratti in condizioni di manutenzione insufficiente, come documentato dai report periodici dell'associazione FIAB.
Il quadro normativo di riferimento
La legge 2 agosto 2019, n. 2 – cosiddetta "Legge sulla mobilità ciclistica" – ha introdotto per la prima volta in Italia un sistema nazionale di ciclovie e ha previsto l'obbligo per i comuni con più di 50.000 abitanti di dotarsi di un biciplan aggiornato ogni cinque anni. Ad agosto 2024, secondo dati del MIT, circa il 60% dei comuni obbligati aveva approvato o stava redigendo il proprio piano.
La stessa legge ha stanziato 50 milioni di euro per il periodo 2019–2023 destinati al cofinanziamento di infrastrutture ciclabili comunali, con un tasso di utilizzo effettivo dei fondi che ha raggiunto l'82% delle risorse disponibili.
Finanziamenti europei: PNRR e programmi complementari
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato alle infrastrutture ciclabili urbane circa 200 milioni di euro all'interno della Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), componente relativa alla mobilità sostenibile. I bandi sono stati gestiti da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per le connessioni alle stazioni, e direttamente dai comuni per i tratti urbani.
I fondi europei strutturali (FESR 2021–2027) mettono a disposizione risorse aggiuntive per le regioni del Sud, dove la rete ciclabile risulta particolarmente carente: Sicilia, Campania e Puglia hanno attivato misure specifiche per la mobilità dolce, con risultati ancora limitati rispetto agli obiettivi iniziali.
Criticità ricorrenti
L'analisi dei dati disponibili evidenzia alcune criticità strutturali che rallentano lo sviluppo della rete:
- Discontinuità dei percorsi: molte piste si interrompono in corrispondenza di grandi incroci o tratti stradali ad alta percorrenza, rendendo il percorso non sicuro o poco praticabile senza deviazioni su carreggiate trafficate.
- Manutenzione insufficiente: il manto di asfalto di molte piste ciclabili presenta sconnessioni, radici emergenti o segnaletica orizzontale usurata, in particolare nelle città che non hanno aggiornato il piano di manutenzione dopo il 2015.
- Interferenza con la sosta veicolare: nelle corsie ciclabili non fisicamente separate, la sosta in doppia fila o sullo spazio ciclabile da parte di veicoli motorizzati rappresenta il principale fattore di rischio segnalato dai ciclisti urbani.
- Parcheggi per biciclette: la carenza di rastrelliere sicure nei nodi di interscambio e nelle aree commerciali riduce l'attrattività della bici come mezzo di trasporto quotidiano.
Confronto europeo
Il tasso di mobilità ciclistica in Italia si attesta attorno al 5% degli spostamenti quotidiani a livello nazionale, con punte del 15–22% in città come Ferrara, Bolzano e Padova. In Germania la media nazionale è del 14%, nei Paesi Bassi del 27%.
Le città italiane con le migliori performance sono accomunate da alcune caratteristiche: presenza di una rete densa e continua, integrazione con il trasporto pubblico (bici in treno, stazioni di bike sharing), e un'esperienza storica di mobilità ciclistica radicata negli usi locali.
Prospettive
Il Piano Nazionale delle Ciclovie, aggiornato nel 2023, prevede il completamento di 10 ciclovie di interesse nazionale entro il 2026, tra cui la Ciclovia del Sole (Verona–Bologna–Firenze–Roma), la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese e la Via Alguer Bosa in Sardegna. Lo stato di avanzamento varia notevolmente da un tracciato all'altro: alcuni tratti sono già percorribili, altri sono ancora in fase progettuale.
Le stime del Ministero indicano che il completamento dell'intera rete nazionale di ciclovie di interesse turistico potrebbe generare un indotto economico di circa 1,5 miliardi di euro annui in termini di spesa turistica correlata, secondo le proiezioni elaborate sulla base dei dati europei del settore cicloturistico.
Fonti: ISTAT – Statistiche sulla mobilità urbana · MIT – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti · FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta